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Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Rosa e il suo bambino cinquantaduenne…e la moglie

Esistono matrimoni nei quali, dopo ventisette anni, due figli, un mutuo, svariate influenze stagionali, almeno un trasloco e una quantità ragionevole di parenti sopravvissuti, una donna può legittimamente ritenere di aver acquisito una certa competenza sul proprio marito.


Poi esiste Rosa, e a quel punto ventisette anni di matrimonio diventano improvvisamente un tirocinio extracurricolare privo di valore legale.


Patrizia, che per esigenze narrative sarà la moglie di Nicola, appartiene a quella particolare categoria di donne che hanno sposato un uomo e soltanto in seguito hanno compreso che l’uomo risultava già sottoposto a una forma di amministrazione materna permanente, irrevocabile e, soprattutto, priva di limiti d’età.


Tecnicamente Nicola è il marito di Patrizia, anagraficamente è un uomo di cinquantadue anni, civilmente può acquistare una casa, sottoscrivere un finanziamento, aprire una società, riconoscere un figlio, divorziare, risposarsi, redigere testamento e decidere persino a chi lasciare l’orologio dopo la morte.


Rosa sua madre, tuttavia, conserva la competenza esclusiva sulla crema solare, ed è qui che l’ordinamento comincia a mostrare alcune lacune, perché Patrizia può aver trascorso quasi trent’anni accanto a Nicola, conoscere il suo gruppo sanguigno, sapere dove tiene le mutande, distinguere dal rumore della tosse se abbia bevuto qualcosa di freddo e averlo accompagnato a visite mediche delle quali entrambi preferirebbero conservare un ricordo sommario, ma davanti a Rosa, rimane una donna di buona volontà alla quale, per ragioni mai formalmente comunicate, è stato temporaneamente affidato il suo unico bambino, di cinquantadue anni.


La povera Patrizia, di conseguenza, deve avere ormai raggiunto quella forma superiore di rassegnazione coniugale che precede alternativamente la santità, l’espatrio volontario o il delitto, e vorrei precisare che, osservandola al mare la santità mi è sembrata l’ipotesi statisticamente meno probabile.


La cosa straordinaria è che Rosa agisce in perfetta buona fede, “ama” suo figlio, con quella particolare forma d’amore materno che, dopo mezzo secolo, ha smesso di considerare l’età un dato significativo e tratta la maggiore età come una discutibile teoria introdotta dal legislatore senza aver prima consultato le madri.


Nicola, dal canto suo, collabora, protesta, certamente, sbuffa, tenta sporadiche dichiarazioni d’indipendenza, beve una birra senza preventiva autorizzazione.


Poi Rosa dice «Nicò» con una determinata inflessione e l’uomo che fino a trenta secondi prima possedeva immobili, opinioni politiche e capacità di agire torna immediatamente sotto tutela.


Patrizia assiste da ventisette anni, ed è precisamente qui che comincia il nostro verbale…

Sono nomi inventati, la storia forse meno…



Rosa e il suo bambino cinquantaduenne…e la moglie

La Storia…


Stamattina al mare ho visto una signora spalmare la crema solare sulla schiena di suo figlio, una  scena tenera, affettuosa, persino commovente, almeno fino al momento in cui ho capito che il bambino aveva cinquantadue anni, due figli, un mutuo e una prostata regolarmente sottoposta a controllo, l’ho chiamato Nicola, lei, la mamma Rosa.

La moglie, per manifesta solidarietà femminile, mi piaceva il nome Patrizia.


Naturalmente ignoro chi fossero davvero Patrizia, però, esiste, magari ha un altro nome, abita in un’altra città e suo marito non si chiama Nicola, ma da qualche parte, proprio in questo momento, c’è sicuramente una donna sposata da trent’anni con un uomo di cinquantacinque che sta ascoltando sua suocera domandarle:


«Ma tu gliela metti mai la crema al mare?»


E quella donna sa, sa tutto.


Ore 9.04. Rosa entra in spiaggia, dietro di lei Nicola, un uomo adulto, talmente adulto che sua figlia maggiore ha già un commercialista.


Ha qualche capello grigio, la pancetta dell'uomo che ha superato con dignità parecchi Natali e quella particolare espressione di chi nella vita prende decisioni importanti, tranne in presenza della madre, perche Nicola perde immediatamente capacità giuridica.


Ore 9.07.«Nicò, mettiti la crema.»


«Mamma, dopo.» Rosa si ferma.


Dopo!


Nicola ha appena pronunciato “dopo” alla donna che gli ha dato la vita, seguono tre secondi di silenzio costituzionale.


«DOPO QUANDO? QUANDO TI SEI BRUCIATO?» La cadenza barese è molto forte.

Nicola prende la crema. «Me la metto.»


Rosa gliela sottrae. “Tu?» Una sillaba e dentro quella sillaba ci sono cinquantadue anni di sfiducia nelle capacità operative del figlio.


Nicola si siede, Rosa spalma, schiena, spalle, collo, orecchie.


«Mamma, sulle orecchie pure?» Rosa si immobilizza. «Le orecchie tue stanno fuori dal sole?»

Patrizia è sposata con Nicola da ventisette anni, cerca di dire qualcosa…


Ha condiviso con lui casa, figli, febbri, vacanze, rate, lutti, compleanni e probabilmente qualche colonscopia, Rosa continua a considerarla una supplente.

«Patrì, ma tu la crema gliela metti? Tu a lui non ci pensi mai!»


«Rosa, Nicola ha cinquantadue anni.» Rosa guarda la nuora, poi guarda il figlio e poi torna sulla nuora.


«E quindi?» Patrizia comprende ancora una volta che il matrimonio le ha conferito diritti puramente consultivi. E ritorna al suo posto.


Ore 9.38. Nicola si dirige verso il mare, Rosa lo intercetta.

«Dove vai?» Nicola guarda il mare, il costume e sua madre.

«A fare il bagno.»

Rosa consulta l’orologio.

«Mo’?»

«Sì.»

«Hai bevuto il caffè.»

Sono trascorse due ore e trentotto minuti.

«Mamma...»

«Il caffè sta ancora nello stomaco.»

Nicola prova a ricorrere alla scienza.

«Veramente la digestione...»

Rosa alza una mano.

La scienza viene sospesa.

«NICÒ. IO TI HO FATTO.»

Fine del dibattito, la medicina occidentale abbandona il campo.


Ore 9.51. Nicola ottiene finalmente il permesso di entrare in acqua.

Rosa si avvicina alla riva, sorveglia, Nicola avanza sempre piu lontanno

Rosa vigila, il volto cambia.

«NICÒÒÒ!» Nicola si volta.

«CHE È?»

«VIENI PIÙ QUA!»

«MAMMA, SO NUOTARE!»

Rosa porta entrambe le mani ai fianchi.

«E IL MARE CHE NE SA?» Nicola torna indietro, davanti a questa osservazione anche Poseidone avrebbe preferito evitare discussioni.


Ore 10.03. Nicola esce dall’acqua, Rosa gli porge immediatamente l’asciugamano.

«Asciugati.»

«Fa caldo.»

«ASCIUGATI.»

Nicola obbedisce.

«Pure la testa.»

Nicola passa l’asciugamano sopra i nove capelli rimasti, Rosa controlla, uno sembra ancora umido, ripete l’operazione personalmente, Patrizia osserva, a questo punto sospetto che stia mentalmente consultando gli orari dei traghetti per l’Albania.


Ore 11.36, Nicola apre una birra, Rosa guarda la bottiglia.

«A quest’ora?» Nicola la fissa.

Cinquantadue anni, due figli, una posizione lavorativa rispettabile, una carta di credito Gold, e sua madre gli sta contestando una birra alle undici e trentasei.

«Mamma, sono in ferie.»

Rosa scuote la testa.

«Poi ti viene l’acidità.»

Nicola beve.

Un piccolo atto rivoluzionario.

Rosa guarda Patrizia.

«Tu gliela fai bere?»

Patrizia chiude lentamente il libro.

«Rosa, io veramente la sera gli permetto anche di uscire.»

Silenzio. Nicola smette di bere, un gabbiano interrompe il volo, Rosa guarda la nuora, Patrizia guarda Rosa, sono ventisette anni che aspettavamo questo momento, poi Rosa pronuncia:

«Fai pure la spiritosa.» Patrizia riapre il libro, l'insurrezione è sedata.


Ore 12.21. Pranzo, Patrizia estrae due panini, Rosa interviene.

«Nicò, io ti ho portato la cotoletta.»

«Mangio il panino.»

Rosa rimane immobile.

«Quale panino?»

Patrizia lo mostra: prosciutto e mozzarella, rosa lo esamina come materiale sequestrato alla frontiera.

«E con questo dovrebbe mangiare?»

“Questo” è un panino perfettamente normale, per Rosa rappresenta abbandono familiare, apre la borsa frigo: cotoletta, parmigiana, focaccia, pesche, anguria a fette, biscotti e un termos di caffè. Probabilmente sul fondo esiste anche un piccolo reparto di terapia intensiva.

«Mangia.»

Nicola mangia.


Ore 12.43. «Basta, sono pieno.»

Rosa lo guarda.

«Pieno di che?»

Nicola contempla i resti di cotoletta, parmigiana e focaccia, la domanda possiede una tale audacia metafisica che rinuncia a rispondere.

«Mangia la pesca.»


Nicola prende la pesca. Patrizia osserva il marito e, dopo ventisette anni di matrimonio, conosce perfettamente la procedura: con Rosa si può discutere, argomentare, produrre prove, citare medici, nutrizionisti e perfino ottenere una vittoria formale. Poi, se Rosa ha deciso che suo figlio deve mangiare una pesca, la pesca viene mangiata, il resto è giurisprudenza.


Ore 13.17, Nicola tenta di tornare in acqua, Rosa quasi si strozza.

«DOVE VAI?» Urlando!

«A fare il bagno.»

«HAI APPENA MANGIATO!»

«Mamma, entro fino alle ginocchia.»

«E SE CADE UN’ONDA?»

Vi dico solo che il mare è piatto.

«Quale onda?»

Rosa indica l’Adriatico.

«QUELLA.»

Nessuno vede nulla, neanche io e la spiaggia intera, ma Rosa sì, le madri dispongono evidentemente di sistemi meteorologici militari, Nicola torna alla sdraio.


Alle 15.08 la famiglia comincia a raccogliere, Nicola piega la sdraio, male, Rosa gliela toglie dalle mani.

«Lascia stare.»

Nicola prende l’ombrellone.

«Attento.»

Prende la borsa.

«È pesante.»

Prende le ciabatte.

«Quelle sono le mie.»


A cinquantadue anni Nicola possiede ancora una madre capace di impedirgli di svolgere qualsiasi attività e, contemporaneamente, rimproverarlo perché «senza di me non sai fare niente».


È una struttura perfetta, autosufficiente, quasi rinascimentale, li guardo allontanarsi, Rosa davanti, Nicola dietro con tre borse, Patrizia ancora più indietro, libera ormai nello spirito, e finalmente comprendo: Nicola può guidare un’automobile, firmare un mutuo, eleggere il Parlamento, fare figli, bere alcolici, ma per entrare in mare dopo mangiato serve ancora l’autorizzazione di Rosa.


Lo Stato italiano lo considera maggiorenne dal 1992.

Rosa sta valutando ancora la pratica….


E qui la mia avventura finisce…

Con Nicola, Rosa e la povera Patrizia, che a quest’ora avrà probabilmente raggiunto quella particolare forma di rassegnazione che il codice penale dovrebbe studiare con maggiore attenzione, si chiudono anche le mie Biografie abusive di perfetti sconosciuti dalla costa barese.


Domani torno a casa, anzi, devo correggere immediatamente il verbale: torno in Toscana, perché casa, in qualche modo difficile da spiegare e ancora più difficile da disciplinare giuridicamente, questa lo resterà sempre.


Casa mia è il mare che conosco da quando ero bambina, la luce, le voci, la cadenza delle parole, quella maniera tutta nostra di occupare lo spazio pubblico come se il concetto di distanza personale fosse stato introdotto da una normativa europea ancora in attesa di recepimento.


Casa mia è questa gente strana, rumorosa, affettuosa, invadente, elegantissima o completamente improbabile, capace di raccontarti l’intera famiglia senza averti mai presentato ufficialmente neppure se stessa eppure sono arrivata qui pensando di andare semplicemente al mare, poi ho cominciato a guardare, e questo è stato l’errore.

Ho scoperto una cosa che mi dispiace quasi ammettere: mi piace osservare le persone e mi piace terribilmente.


Scrivo da tanti anni, eppure questa è stata la prima volta in cui l’ho fatto così, con una certa impudenza, trasformando perfetti sconosciuti in personaggi e lasciando che la realtà fornisse soltanto qualche indizio mentre tutto il resto veniva posto arbitrariamente a carico della mia immaginazione, e mi sono divertita da morire, adesso la Toscana mi aspetta.

Mi aspettano il lavoro, le consulenze, i libri, l’astrologia, le cose serie e tutte quelle attività nelle quali dovrei tornare a comportarmi come una professionista ragionevolmente affidabile.


Dovrei…perché a questo punto esiste un problema, ho imparato a guardare, e una volta acquisita questa pessima abitudine, temo che il fenomeno possa risultare difficilmente reversibile.


Quindi sì, le Biografie abusive finiscono qui, quelle baresi, per il resto non rilascerei dichiarazioni premature, potrei tornare in Toscana, sedermi tranquillamente al bar, ordinare un caffè e occuparmi finalmente dei fatti miei, è certamente possibile…


Potrei persino diventare una di quelle persone equilibrate che vedono uno sconosciuto e pensano semplicemente: è uno sconosciuto, sarebbe una svolta importante, forse persino una forma di maturità.


Allo stato attuale delle indagini, tuttavia, non risultano elementi sufficienti a sostegno di questa ipotesi…


E se nei prossimi mesi dovesse comparire qualche nuovo personaggio, vorrei fosse messo agli atti fin da ora che avevo sinceramente intenzione di smettere.

Poi qualcuno si sarà seduto al tavolo accanto al mio e a quel punto, francamente, avrà cominciato lui….


Vi voglio bene!

Carla Babudri

Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Rosa e il suo bambino cinquantaduenne…e la moglie


Ci tengo a precisare che personaggi, nomi e vicende sono di pura invenzione, se qualcuno dovesse riconoscersi, me ne dispiaccio: la letteratura, talvolta, possiede l’indelicatezza di arrivare alla verità senza essere stata invitata.

 

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Ti chiedo gentilmente di informarmi cosi posso onorare il lavoro dell'artista.

Mi astengo da qualsiasi responsabilità per le immagini o foto in cui non viene menzionato l'artista, prelievo tutto da internet e qualora fosse indicato il nome dell'autore è mia premura nominarlo, SEMPRE!

Grazie Carla



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