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Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Pasquale, l’uomo in vivavoce

Stamattina la spiaggia era stranamente tranquilla.


Una circostanza che, sulle prime, ho accolto con favore e che dopo circa venti minuti ha cominciato seriamente a preoccuparmi.


Mamme con i loro bambini, bambini con le loro mamme, qualche pensionato immerso nella lettura del giornale, coppie silenziose, persone educate che parlavano a volume compatibile con la convivenza civile.


Una desolazione, nessuno litiga, o occupava abusivamente territori confinanti con sedie, borse termiche e teglie, nessuno pronunciava frasi abbastanza interessanti da consentirmi di costruirgli intorno un passato, due cognati, un contenzioso condominiale e una ragionevole ipotesi di reato.


Cominciavo persino a temere di dovermi fare i fatti miei, poi, a poco più di due sdraio dalla mia, un uomo ha risposto al telefono e la mia mattinata ha cambiato natura giuridica.


«PRONTOOO?»


Ho alzato gli occhi, la voce apparteneva a un signore sulla cinquantina forse qualcosa in più, seduto sotto un ombrellone con l’aria rispettabile di chi potrebbe tranquillamente amministrare un condominio o lamentarsi della gestione dello stesso.


Devo riconoscergli una certa eleganza; costume sobrio, occhiali da sole, capelli ordinati, nulla, nell’aspetto, lasciava presagire l’imminente divulgazione al pubblico di una quantità di informazioni che, in circostanze ordinarie, avrebbero richiesto consenso scritto e trattamento conforme alla normativa sulla privacy.


Parlava un italiano discreto, attraversato però da quella cadenza barese così marcata che alcune vocali arrivavano a destinazione prima delle consonanti, qua e là compariva una parola in dialetto, soprattutto nei momenti di maggiore coinvolgimento emotivo, quando evidentemente la lingua nazionale cessava di possedere gli strumenti tecnici necessari.

Il telefono era in vivavoce…Naturalmente.


«SÌ, STO AL MARE.»


Da quel momento ci stavo anch’io, con lui, nella sua vita, senza aver presentato domanda.

Nel giro di pochi minuti avrei saputo quanto aveva pagato il frigorifero, cosa pensava della cognata, perché Michele fosse «nu scem», quali difficoltà incontrasse Maria nell’individuazione di un cassetto e alcune informazioni relative alla sua prostata che, considerato il grado ancora acerbo della nostra conoscenza, avrei preferito ricevere in un momento successivo.


L’ho chiamato Pasquale.


Quanto di ciò che segue sia realmente accaduto e quanto sia stato prodotto dalla mia consueta attività di falsificazione biografica, preferisco lasciarlo agli studiosi.

Posso soltanto dichiarare che Pasquale esiste, oppure possiede un interprete straordinariamente convincente.


La Storia...


Ore 9.07, il telefono squilla di nuovo.

«UÉ, CONCÈ!» e qui ha avuto formalmente inizio l’istruttoria.


«PRONTOOO?»


La signora dell’ombrellone accanto apre gli occhi.


«SÌ, STO AL MARE.» Adesso lo sappiamo tutti.


«NO, DIMMI.» ne lei dice, la voce femminile attraversa quattro ombrelloni.


È Concetta, ignoro chi sia Concetta, per i successivi diciassette minuti diventa un membro della mia famiglia, pare che la cognata abbia parlato, male.


«QUELLA È FALSA. “Prima informazione.

Una signora che sta facendo le parole crociate smette di scrivere.


Pasquale prosegue.


«IO L’HO SEMPRE DETTO.» Naturalmente.


«A ME QUELLA NON MI HA MAI CONVINTO.»


Il signore dell’ombrellone sulla desta annuisce, neppure a lui, ormai.


Ore 9.16, apprendiamo che la cognata avrebbe anche fatto «una storia per la casa».

Quale casa ignoriamo, ma ormai pretendiamo dettagli.


Pasquale li fornisce: metratura, piano, ascensore, i rapporti con il condominio, a un certo punto viene menzionato un garage, la signora delle parole crociate posa definitivamente la penna, la vicenda si complica.

Pasquale, l’uomo in vivavoce

Ore 9.23, seconda telefonata.


Questa volta è Michele.

«UE’ MICHÈ!»


Michele risponde dal vivavoce con una voce capace di raggiungere direttamente il bagnasciuga, si parla di frigoriferi, pasquale ne ha comprato uno nuovo.


«NOVECENTOTTANTA EURO.» La spiaggia viene informata.


«PERÒ È QUELLO GRANDE.» Precisazione indispensabile.


«TIENE PURE IL COSO PER IL GHIACCIO.»


La signora dell’ombrellone di sinistra guarda il marito, il loro frigorifero il coso per il ghiaccio evidentemente non lo tiene.


La mattinata assume improvvisamente un retrogusto di fallimento domestico, Pasquale continua.


«NO, MICHÈ, QUESTO È AMERICANO.»


Un adolescente passa davanti alla sdraio, adesso anche lui sa del frigorifero, probabilmente lo saprà tutta Bari entro sera.


Ore 9.51. Terza telefonata.


Questa presenta profili sanitari.


«DOTTORE, BUONGIORNO.» Tre ombrelloni si immobilizzano, la medicina entra in scena.


«SÌ, PER QUEL FATTO.» Quale fatto? Silenzio generale, persino il mare sembra abbassare il volume.


«QUANDO VADO A FARE LA PIPÌ...» Eccolo, il fatto, una coppia interrompe la colazione, Pasquale prosegue con una descrizione talmente accurata della propria funzione urinaria che, alle 9.56, metà spiaggia potrebbe compilargli l’anamnesi.


Frequenza, orari, sensazioni, una notte particolarmente movimentata, il medico tenta di intervenire, Pasquale sovrasta il medico.


«NO DOTTORE, MI FACCIA FINIRE.» Giustamente.


Abbiamo aspettato fino a qui, adesso vogliamo sapere.


Ore 10.02. La telefonata termina, Pasquale posa il cellulare, intorno a lui regna uno strano silenzio, quarantasette persone conoscono lo stato approssimativo della sua prostata, lui conosce zero persone, è la comunicazione contemporanea.


Ore 10.16. arriva il commercialista, telefonicamente, purtroppo.


«DOTTO’, BUONGIORNO!» La signora delle parole crociate riprende posizione.

Ormai segue, «QUELLA FATTURA POI L’AVETE VISTA?»


Il commercialista risponde qualcosa, Pasquale aumenta il volume.


«COME?» La voce dall’altra parte è perfettamente udibile.


«NON VI SENTO. “Lo sentiamo noi, lo sente probabilmente anche qualcuno a Polignano, Pasquale scuote il telefono.


«QUA PRENDE MALE.» Il telefono prende benissimo, prende male la spiaggia.


Ore 10.34, arriva una chiamata dalla moglie, finalmente apprendiamo che si chiama Maria.


«MARÌ!» Maria domanda qualcosa.


«STA NEL CASSETTO.»


Pausa.


«QUELLO SOTTO.»


Pausa.


«NO, MARIA, SOTTO!» Pasquale comincia a irritarsi.


«MADONN’, MA POSSIBILE CHE SE NON CI STO IO IN QUELLA CASA...»


La spiaggia prende silenziosamente le parti di Maria.


Ore 10.41, il problema del cassetto viene risolto, non sapremo mai cosa contenesse, questo ci ferisce più del previsto.


Ore 11.03, Pasquale riceve un messaggio vocale, naturalmente lo ascolta in vivavoce, è una donna, voce bassa.


«Pasquale, senti, per quella cosa di ieri sera...»


Pasquale SCATTA, abbassa immediatamente il volume, si guarda intorno, si alza, si allontana verso la battigia, tre file di ombrelloni lo seguono con lo sguardo.


Come sarebbe, da due ore sappiamo della cognata falsa, del frigorifero americano, del garage, della prostata, della fattura e del cassetto di Maria, e adesso compare quella cosa di ieri sera e lui pretende la riservatezza?


La signora delle parole crociate è indignata, io pure, Pasquale cammina per trenta metri, ascolta il messaggio tenendo il telefono attaccato all’orecchio…All’orecchio, avete capito bene!


Quindi sa come si fa!


Questa informazione modifica radicalmente il quadro processuale.


Ore 11.07, risponde sottovoce, è inaccettabile, il signore dell’ombrellone di destrs si sporge leggermente, la coppia della colazione tace, un adolescente si toglie un auricolare, la signora delle parole crociate ha ormai abbandonato qualsiasi pretesa di discrezione e guarda direttamente Pasquale.


Abbiamo acquisito un diritto morale alla conclusione, Pasquale torna alla sdraio, faccia seria, nessuna spiegazione, prende l’acqua, beve, guarda il mare, come se nulla fosse…

No, Pasquale, così è troppo facile.

Pasquale, l’uomo in vivavoce

Alle 11.26 telefona nuovamente a Michele, vivavoce, la programmazione ordinaria riprende, la cognata, una questione riguardante la macchina, ma ormai la spiaggia ha perso interesse, vogliamo sapere della donna, di ieri sera, vogliamo sapere quella cosa.


Pasquale ci ha trasformati in persone orribili.


Ore 12.14. Raccoglie la borsa, infila le ciabatte, controlla il telefono, se ne va, la signora dell’ombrellone lo segue con gli occhi, la cruciverbista appare sinceramente tradita, dopo tre ore conosciamo pressione fiscale, elettrodomestici, rapporti familiari e apparato urinario di un perfetto sconosciuto.


L’unica informazione interessante se l’è tenuta per sé, lo guardo allontanarsi e finalmente comprendo la grandezza di Pasquale, per tutta la mattina ha parlato al telefono come se fosse solo al mondo, poi, quando aveva davvero qualcosa da nascondere, si è ricordato improvvisamente dell’esistenza degli altri, e questa, più che buona educazione, è crudeltà narrativa…

 

Con simpatia

Carla Babudri

Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Pasquale, l’uomo in vivavoce.


Ci tengo a precisare che personaggi, nomi e vicende sono di pura invenzione, se qualcuno dovesse riconoscersi, me ne dispiaccio: la letteratura, talvolta, possiede l’indelicatezza di arrivare alla verità senza essere stata invitata.

 

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Mi astengo da qualsiasi responsabilità per le immagini o foto in cui non viene menzionato l'artista, prelievo tutto da internet e qualora fosse indicato il nome dell'autore è mia premura nominarlo, SEMPRE!

Grazie Carla



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