La pianta che le streghe conoscevano e tu no: l'Eringio Marino la pianta erotica
- Carla Babudri

- 20 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min
Lungo la strada che scende verso il mare lo trovo sempre ai margini, piantato nella sabbia come una piccola creatura araldica. Le foglie sono dure, le punte affilate si chiama l'Eringio marino cresce dove la terra si fa instabile, e proprio lì affonda le radici, e lo vedo prima ancora di scorgere il mare, appare lungo il cammino, quando nell'aria comincia a sentirsi il sale e il vento cambia consistenza. Intorno passano automobili, biciclette, piedi impazienti di raggiungere la spiaggia, mentre lui sta ai margini, immobile nella sabbia, investito dal caldo e dalle raffiche, indifferente alla disattenzione degli uomini. Il suo nome originale è Eryngium maritimum ed è noto anche come cardo marino o calcatreppola marittima.
Possiede la compostezza severa delle piante che hanno imparato a vivere senza attendere condizioni favorevoli.

La leggenda, che vede coinvolta questa pianta magica, la più antica arriva dalla Grecia e riguarda Saffo, si racconta che la poetessa la indossasse per conquistare Faone, un giovane barcaiolo di cui si era follemente invaghita, il che dimostra che anche le più grandi menti della storia, davanti a un bel barcaiolo, hanno fatto ricorso alla vecchia e onesta magia amorosa invece che alla filosofia.
Se la storia sia vera nessuno può giurarlo, ma il fatto che venga tramandata da millenni dice già molto sulla fama di questa pianta.
Nell'Inghilterra elisabettiana la vicenda si fa ancora più curiosa, le radici venivano candite nello zucchero e vendute come dolcetti afrodisiaci con il nome di eringoes, e la città di Colchester ne fece un vero commercio: pare che un carico di quelle radici candite venisse persino offerto in dono alla famiglia reale, dopo di che le vendite salirono alle stelle, come capita sempre quando una corte approva qualcosa, ieri come oggi con gli influencer.
Persino Shakespeare la cita, mettendo in bocca a Falstaff l'invocazione di una tempesta di eringoes come segno di provocazione amorosa, e viene da pensare che pure lui, panciuto e vanitoso come lo dipingeva, non disdegnasse un piccolo aiuto botanico.
Difficile trovare un'altra pianta con un curriculum simile: poetesse innamorate, corti inglesi, apotecari che ci costruiscono fortune di famiglia, eppure oggi nessuno la nomina più, forse perché non esiste ancora una versione in capsule da vendere in farmacia, e resta lì, ai bordi delle strade che portano al mare, ignorata da chi cammina distratto verso la spiaggia con il telefono in mano.
Cresce dove la terra cede, sulle dune che il mare rimodella ogni notte, e più la sabbia si muove più lei affonda le radici, il che la rende probabilmente più stabile emotivamente della maggior parte delle persone che le passano accanto.
Le streghe la sapevano usare proprio per questo: un rametto di eringio in tasca insegnava a rimanere fedeli a se stesse mentre tutto intorno cambiava forma, una specie di amuleto anti panico per i giorni in cui il mondo sembra fatto di sabbia mobile, cioè quasi sempre, e senza bisogno di ricette o di un santone che ti guardi negli occhi.
Il fiore ha un colore metallico che pare disegnato con un pennarello rubato al cielo nelle sere di scirocco, e le spine tengono lontano chi non merita di avvicinarsi troppo, una qualità che vorremmo tutti poter attivare a comando in certe cene di famiglia.

Nella magia popolare veniva piantato come confine simbolico contro chi voleva prendersi più di quanto gli spettasse, parenti compresi, anzi parenti soprattutto.
Se cerchi una pianta da tenere come piccolo totem sul comodino, che parli di desiderio con carattere e di confini difesi con eleganza, l'eringio marino aspetta soltanto di essere notato lungo la strada che porta al mare. Nessuno lo raccoglie perché è protetto, e va bene così: le streghe più sagge lo sanno da sempre, certe magie funzionano meglio se rimangono intere dove sono nate, non impacchettate e spedite con corriere espresso.
Piccoli incantesimi per chi non ha paura delle spine
Qui la fantasia prende il sopravvento sulla botanica, ma con lo spirito giusto: la vera raccolta dell'eringio sulle dune resta vietata, protetta dalla legge e dal buon senso, quindi questi riti funzionano con un rametto coltivato in vaso, un disegno, o semplicemente con la presenza della pianta osservata da vicino, senza spezzare nulla.
Il rito del tramonto per i confini
Al calare del sole, quando la luce diventa dorata e le ombre si allungano sulla sabbia, avvicinati alla pianta senza toccarla e pronuncia sottovoce questa piccola formula, inventata apposta ma con tutto il rispetto per la tradizione:
"Spina che tieni, radice che scendi,
insegnami il confine che tu difendi.
Ciò che è mio resti mio, ciò che è tuo resti tuo,
che nessuno più mi rubi ciò che voglio io."
Poi torna a casa e non pensarci più, perché le formule magiche funzionano meglio se non le tieni sotto controllo ogni cinque minuti come una mail importante.
Il rito di luna nuova per il desiderio
La luna nuova è il momento in cui tutto può ricominciare, e l'eringio, pianta erotica per fama antica, si presta bene a un piccolo gesto di intenzione amorosa. Porta con te un disegno della pianta o un frammento raccolto da terra, mai strappato, e scrivi su un foglio il nome di ciò che desideri attrarre, non necessariamente un barcaiolo come è successo a Saffo, va bene anche qualcosa di meno impegnativo, piega il foglio tre volte, tienilo in mano guardando verso il mare, e sussurra:
"Blu di eringio, sale e vento,
porta a me ciò che desidero, lento.
Non con furia, non con fretta,
ma con radice salda e ben diretta.
Conserva il foglio in un cassetto fino alla luna piena successiva, poi bruciarlo o seppellirlo in giardino, a seconda di quanto sei brava con i fiammiferi."
L'amuleto tascabile
Chi non abita vicino al mare può disegnare l'eringio su un cartoncino, colorarlo di blu e argento, e portarlo in tasca nei giorni in cui serve fermezza. Non è necessario essere abili disegnatori: anche l'eringio più informe custodisce la stessa intenzione, la pianta non giudica lo stile, giudica solo chi prova a rubarle il territorio.
Il rito dell'attrazione con radici
Se Saffo lo faceva per un barcaiolo, tu puoi farlo per chi ti sta a cuore, purché l'intenzione sia chiara e non confusa come spesso capita in questi casi. Serve un pezzetto di stoffa blu, anche un ritaglio vecchio va bene, e un disegno o una foto dell'eringio, oppure il rametto coltivato in vaso di cui parlavamo prima, avvolgi il disegno nella stoffa mentre pensi alla persona che desideri avvicinare, non al matrimonio, non ai figli, solo all'avvicinarsi, un passo alla volta come insegna la pianta stessa che non affonda tutte le radici in una notte.
Annoda la stoffa tre volte e pronuncia:
"Spina che attrae e non respinge,
radice che cerca e non si finge,
porta vicino chi deve arrivare,
lascia lontano chi deve restare."
Tieni il fagottino sotto il cuscino per tre notti, poi spostalo in borsa: da lì in poi la parte difficile, cioè parlare davvero con la persona in questione, tocca a te, l'eringio apre la strada ma non manda i messaggi al posto tuo.
Vale la pena ricordare, con la solita ironia che la pianta stessa sembra suggerire, che la sua fama erotica veniva sempre da una radice nascosta sotto la sabbia: il vero fascino, quello che dura, cresce sempre più in profondità di quanto si veda in superficie.
Carla Babudri
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Ti chiedo gentilmente di informarmi cosi posso onorare il lavoro dell'artista.
Mi astengo da qualsiasi responsabilità per le immagini o foto in cui non viene menzionato l'artista, prelievo tutto da internet e qualora fosse indicato il nome dell'autore è mia premura nominarlo, SEMPRE!
Grazie Carla














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