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Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Donna Nunzia.


Quando torno a Bari per le vacanze, mi piace osservare la mia gente, lo faccio con quell’affetto particolare che nasce quando certi modi, voci e certe esagerazioni le conosci da sempre e, in qualche misura, ti appartengono.


Al mare, poi, questa mia abitudine peggiora sensibilmente, mi basta un cappello, un modo di camminare, una borsa termica di proporzioni sospette, una frase pronunciata qualche decibel sopra il necessario e la mia immaginazione comincia a produrre documentazione apocrifa.


Stamattina al mare ho visto una signora, in realtà una signora qualsiasi, sia ben chiaro, io però possiedo il deplorevole vizio di osservare perfetti sconosciuti e attribuire loro generalità, professione, parentela, precedenti familiari e, all’occorrenza, una modesta biografia criminale, pertanto, dopo circa quattro minuti, la signora qualsiasi era diventata Donna Nunzia.


La storia…

Ore 8.37, 15 di agosto


Donna Nunzia compare sulla battigia, il mare, fino a quel momento, era di tutti.

Errore.


Donna Nunzia è una donna di considerevole struttura, passo laborioso e temperamento incompatibile con qualsiasi forma di subordinazione, avanza lentamente sulla sabbia con l’espressione di chi considera il litorale una proprietà di famiglia temporaneamente occupata da estranei.


Dietro di lei procede il seguito: un marito, due figlie, una nuora, tre nipoti, un genero dall’espressione già dimissionaria, seguono quattro sdraio, tre ombrelloni, sette borse, due tavolini, una quantità imprecisata di asciugamani e un carrello contenente derrate alimentari sufficienti a fronteggiare un embargo.


Ore 8.42, inizia l’occupazione, Donna Nunzia indica un punto della spiaggia.


«MÈTTEL DDÀ.»


Il marito pianta l’ombrellone.


Donna Nunzia lo osserva, silenzio.


Il marito comprende di aver fallito.


«E SECONDO A TE AVIMMA STA’ ACCUSSÌ?»


L’ombrellone viene estirpato.


Tre metri più avanti.


«MO’ È ASSÀ.»


Due metri indietro.


«MADONN’, MA TU NA COSA GIUSTA LA SÌ FA’?»


Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Donna Nunzia

Alle 8.51 l’ombrellone torna esattamente nel punto originario, Donna Nunzia annuisce, la procedura amministrativa è conclusa.


Nel frattempo, l’accampamento si espande: una sdraio occupa il passaggio, una borsa occupa una sdraio, un asciugamano occupa un’altra sdraio.


Donna Nunzia occupa tutto il resto.


Ore 9.03, ha inizio il governo della costa.


Donna Nunzia parla esclusivamente a volume compatibile con una calamità naturale.


«ANTÒ!»


Si voltano quattro Antonio.


«MICHELE!»


Altri tre.


«UAGNÙ, VENIT QQUÀ!»


A questo punto si volta mezza spiaggia.


Il dialetto procede rapido, serrato, impenetrabile, per il forestiero è una sequenza fonetica di straordinaria potenza, per la famiglia costituisce un preciso sistema giuridico, una vocale più lunga significa: vieni qui, una consonante particolarmente vigorosa significa: vieni qui immediatamente!



Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Donna Nunzia

Una frase accompagnata dal movimento del mento significa: continua pure e vedrai cosa succede.


Funziona.


Ore 10.17, Donna Nunzia contempla il mare.

Una bambina corre.


«CAMMINA CHIAN!»


Un nipote entra in acqua.


«TU ADDÒ VAI?»


Un marito tenta di leggere il giornale.


«ANTÒ, PIGGH’ LA CREMA.»


Antonio posa il giornale, Donna Nunzia sorveglia.


Le sue maniere possiedono quella grazia essenziale che avrebbe potuto sviluppare un centurione romano dopo vent’anni di frontiera germanica.


Poi arriva mezzogiorno, ed ecco che la faccenda assume proporzioni internazionali.


Ore 12.06, viene aperta la prima borsa termica: pasta al forno.


Ore 12.14, seconda borsa: parmigiana.


Ore 12.19, compare una teglia di pasta al forno di dimensioni tali da richiedere, per il trasporto, verosimilmente un’autorizzazione comunale.


Seguono polpette.

Frittata.

Cotolette.

Peperoni.

Frutta.

Pane.


Un contenitore avvolto nella stagnola del quale ignoro il contenuto e preferisco conservare il mistero, l’odore della frittura raggiunge il Montenegro, un gabbiano modifica la rotta, due bagnanti sotto l’ombrellone vicino, fino a quel momento soddisfatti della loro insalata di farro, cominciano a interrogarsi sulle proprie scelte esistenziali.


Donna Nunzia prende posto dietro la teglia, in quel momento cessa di essere una bagnante, diventa chef, economa, capofamiglia e autorità sanitaria.


«MANGIA.»


Il genero osa una risposta.


«Io veramente avrei mangiato poco...»


Silenzio.


Donna Nunzia lo guarda.


Il genero prende la pasta al forno.


Saggezza antica.


Ore 12.47, un nipote dichiara di essere sazio.

Donna Nunzia accoglie la notizia come avrebbe accolto un’offesa personale.


«SAZIO? E C CE SI MANGIAT?»


Il ragazzo ha consumato pasta al forno, parmigiana e due polpette, evidentemente un antipasto, gli viene consegnata una cotoletta.


Ore 13.26, la famiglia versa in uno stato di torpore postprandiale.


Donna Nunzia, invece, è vigile, scruta il territorio, sorveglia le borse, conta i nipoti, individua eventuali minacce.


Una signora sconosciuta osa spostare leggermente una sdraio entrando nel raggio territoriale dell’accampamento, Donna Nunzia solleva lentamente gli occhiali.

La guarda la signora rimette la sdraio dov’era…


Crisi diplomatica risolta.


Ore 14.03 finalmente Donna Nunzia si concede il bagno, entra in acqua con solennità, il marito la segue.


«ANTÒ, CHIAN!»


Antonio rallenta.


«MO’ VIENI!»


Antonio accelera.


«E MADONN’, E ASPETT!»

Antonio si ferma.


Governare è un’arte complessa.


Alle 16.48 Donna Nunzia è ancora lì, saldamente insediata nel proprio territorio, circondata da contenitori vuoti, familiari esausti e nipoti perfettamente coscienti che qualsiasi loro movimento viene registrato da un sistema di sorveglianza più efficiente di quello aeroportuale.


La osservo da lontano, lei guarda l’Adriatico con espressione severa, per qualche ora avevo creduto che fosse venuta al mare con la famiglia, ingenuità mia, la famiglia era stata convocata, il mare requisito, la battigia amministrata e la cucina trasferita.


E Antonio, dopo nove ore di ordini, aveva finalmente capito dove andava messo l’ombrellone.


Forse…Perché Donna Nunzia lo stava guardando di nuovo, e quando Donna Nunzia guarda così, anche l’Adriatico preferisce ritirarsi di qualche metro.


Con simpatia

Carla Babudri

Biografie abusive di perfetti sconosciuti: Donna Nunzia


Ci tengo a precisare: personaggi, nomi e vicende sono di pura invenzione, se qualcuno dovesse riconoscersi, me ne dispiaccio: la letteratura, talvolta, possiede l’indelicatezza di arrivare alla verità senza essere stata invitata.

 

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*Conosci le immagini e non sono nominate all'interno del mio sito o il manca il nome dell'artista?

Ti chiedo gentilmente di informarmi cosi posso onorare il lavoro dell'artista.

Mi astengo da qualsiasi responsabilità per le immagini o foto in cui non viene menzionato l'artista, prelievo tutto da internet e qualora fosse indicato il nome dell'autore è mia premura nominarlo, SEMPRE!

Grazie Carla



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